Lo so, cerco di combattermi ma non ci riesco, sono una piaga, lo so è vero. Mi sto tremendamente sulle palle quando faccio questo genere di pensieri, quando agisco in questo modo, in questo momento stesso che mi ritrovo a scrivere su un fottutissimo foglio virtuale quello che mi passa per la mente. Penso mi avessi come amica, mi sarei già mandata a cacare più volte.
Vorrei riuscire a provare meno cose di quelle che provo, vorrei essere meno sensibile, e meno buona, non è falsa modestia, ma la verità, perché per quanto possa sembrare assurdo, non sono pregi, ma difetti. Ti rendono debole, vulnerabile, assillante, possessiva, egoista, petulante, semplicemente insopportabile. Ecco, che cos’è?, cercare di sentirti dire che non è vero? No, non me ne frega niente. Non voglio sentirmi dire che non è vero, vorrei sentirmi dire che è vero, e poter trovare un modo per cambiare.
Mi sembra sempre di non riuscire a farmi capire, di non riuscire a trasmettere abbastanza quello che veramente provo, senza pensare che certe cose vanno lasciate dentro, e che non tutto può essere spiegato. Che una parte di te deve e vuole restare in te. Vorrei imparare a contenermi. Vorrei poter essere sentimentalmente indipendente. Che di per se non vuol dire niente, ma che per me vuol dire tutto. Vorrei poter non attaccarmi morbosamente alla gente fino a farmi respingere. Vorrei poter resistere alla tentazione di premere invio di fronte a un futile messaggio. Che di certo non cambierà le cose. Mi rendo conto di essere estremamente egoista, di ricercare affetto per stare bene, di dare affetto perché mi fa stare bene. Perché dire un ti voglio bene sincero e pensare che dall’altra parte la persona che lo riceve, accennerà anche un minimo sorriso, mi fa stare bene.
E tutti pensano che partire, mi abbia reso forte. Mi abbia fatto crescere, mi abbia reso indipendente. Eppure io mi sento piccola, come una bambina che si è persa e non sa come fare a tornare a casa. Mi sento estremamente più dipendente di prima, da cose e persone, diverse magari. Mi son creata una maschera, mi sono auto convinta io stessa di essere forte, di potercela fare. E per carità ce la faccio. Ma dentro di me, c’è una parte che “soffre”. Che pensa a tutti i sacrifici che ho fatto, che si ricorda di tutti quei momenti dove avrei avuto bisogno di una persona cara al mio fianco, quei momenti che avrei voluto parlare, scambiare un sorriso, sfogarmi e sentirsi confidare, e non c’è stata. Ero io. Ero e sono io la persona al mio fianco, ma ogni tanto la mia testa non ce la fa, troppi conflitti, ‘sti pensieri fanno proprio a cazzotti. E quindi, sì, yeah, evai!, scriviamo parole e parole senza un ordine logico, una sintassi sensata. Chissenefrega. E come al solito tanto non basta. Neanche scrivendo riesco a tirar fuori tutto quello che è chiuso tra cuore e mente.
E quindi vaffanculo, isa, vaffanculo. E ringrazia il cielo di avere vicine, anche se lontane, persone che ti sopportano e ti vogliono bene, così come sei, che non è poco. Domani te ne riparti, coda fra le gambe e vai, e zitta. E spera che riesca in fretta a risvegliarsi quella parte di te che crede in quello che stai facendo e ne accetta i sacrifici, perché ora come ora proprio non ci siamo. E ste lacrime avrebbero anche rotto di scendere. Cosa mi manca? Coccole, tante coccole, un’infinita voglia di coccole, che non riesco a domandare. Quel contatto fisico genuino che riesce a riempirti il cuore, più delle parole.
Mi scuso per le ripetute ripetizioni:D e per quest’intervento, più insulto all’italiano del solito, ma è frutto di un’irrazionale istinto notturno.
"Prima accetti che le cose non ritorneranno più come una volta...prima comincerai a vivere..."